giu 3, 2012

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Dati web malleabili come il pongo Pt 3

Consideriamo come punti di partenza le sintesi dei due articoli (Parte 1 e Parte 2) precedenti pubblicati su MoodMagazine.org che potrebbero essere:

1 - comprare visite e click nel contesto della musica è disonesto, solo quando si adotta la logica di farlo sembrare un risultato naturale
* motivo: questa è guerra psicologica aperta; l’utente medio non potrà mai rasentare le stesse visualizzazioni e quindi la “lotta” si riduce a un combattimento deciso a tavolino…

2 - comprare dei click risulta comunque una pratica diffusa nel web marketing, e se c’è uno scandalo non sta nel fatto in sé, (legittimo in un contesto di autopromozione) ma nel fatto di considerare le visite e i click come un parametro di notevole importanza per le valutazioni su un prodotto artistico.

3 - comprare click con le campagne non è diverso di comprare dei banner in dei siti di settore che ci procurino visite e appeal (quindi non va demonizzato l’investimento promozionale)

4 - se esistesse un organo di comunicazione hip hop ufficiale, onesto al punto di fare da “faro” in questa situazione, per le teste hip hop ragionevoli sarebbe più semplice capire dove non perdere tempo

Queste secondo me sono le 4 sintesi principali che dovrebbero restarvi di quei due articoli tematici riguardo il “comprare” visite e click.
Nella terza parte di questa serie, che chiude il “giro di vite” sul tema, voglio porre delle domande apertamente, domande che che sono certa vi siate posti in molti, e cercare di dare una risposta.

Chi ha iniziato tutto questo? Quando è cominciata questa follia per le visite e i click?
Chi sono stati i primissimi ad aver bisogno di IMPRESSIONARE gli utenti con i loro numeri?
Chi ha prima di tutti avuto bisogno di dimostrare di avere un alto livello di fruizione (visite e interazione) nella nostra piccola storia nazionale? E perchè?

Questa attenzione per le visite, prende piede quando sul web si diffondono i concetti di statistica e di marketing.
Le statistiche riguardano appunto l’andamento del sito web, la cui vitalità è determinata in primis dalla sua frequentazione, poi dall’interazione tra gli utenti e tra gli utenti e i contenuti (dopo l’enorme diffusione dei socials identificata nella “condivisione dei contenuti”, ma non solo).
Un altro fattore di considerabile importanza è il numero delle letture, che un argomento acquisisce nella breve e nella lunga scadenza.

La necessità di “fare dei numeri” viene da una più pratica necessità: quella di vendere degli spazi o dei servizi di marketing e comunicazione.

E’ molto semplice: purtroppo per ignoranza culturale (non totalmente discutibile in questo caso), l’utente medio che ha bisogno di promuovere qualsiasi sua attività (questo riguarda il gruppo musicale, come l’etichetta, come il tecnico di settore o il negozio…), prima di considerare l’efficacia del lavoro proposto nei servizi, prima di considerare chi-fa-cosa nel contesto specifico e la sua reale preparazione, guarda quanta gente frequenta la risorsa web, nella quale sta per comprare degli spazi o dei servizi pubblicitari. Giustamente: vuole capire a quante persone arriverà la sua propaganda.
Come dicevo, vista in quest’ottica, non è totalmente discutibile: investo del denaro dove so di poter avere un REALE RITORNO dell’INVESTIMENTO (Roi, per chi di voi mastica con valori web marketing).

Senza che nessuno si senta attaccato, poiché sto esternando delle considerazioni tecniche e non sto tra l’altro dicendo che è sbagliato al 100%, i primi ad aver adottato questa logica, anche nella sua forma forzata e sbagliata del “dimostrare i grandi numeri con visite e click”, sono stati i portali – siti hip hop e i forum hip hop che si sono posti dalla fine degli anni 90 – primi del 2000, come punto di riferimento on line, per gli utenti interessati al tema “hip hop rap italiano e americano”.

Uno dei migliori modi per alzare a livelli massimi le visite e le letture, è permettere agli utenti di loggarsi con una registrazione, registrazione che tuttavia non garantisce tutela alcuna sull’identità e quindi va da sé che, attraverso tale procedura di registrazione, anche MC BIM BUM BAM, prende voce in capitolo con un nickname fasullo e sgancia le sue “bombe” sul resto del mondo (vedi anche trolls).
Nel momento in cui si sparge la voce che in quel dato forum si può dire quello che si vuole, il livello del trash rasenta in poco tempo il grottesco e il punto di riferimento on line per gli utenti interessati al tema hip hop rap e dintorni, è diventato una caverna preistorica dove gli ominidi si danno le mazzate con la clava per rubarsi il pezzo di coniglio (o la femmina).
Tutti parlano di tutto: teoria dell’hip hop, qualità e serietà degli artisti, offese (senza ombra di dubbio, queste ultime sono possibili solo in uno spazio virtuale nel quale non arrivino delle mazzate reali), per arrivare a racconti che rasentano la leggenda metropolitana, fino alla manipolazione degli spazi da parte di addetti marketing di etichette che subentrano come “utenti regolari”, partecipano alla vita del forum per mimetizzarsi perfettamente e nel momento giusto, ottenuta la fiducia dei “new era davanti al monitor”, sparano la loro sugli artisti che devono spingere e sugli artisti che devono eliminare… O meglio “mettere fuori gioco”. No? Non vi risulta? A me risulta che vada proprio così, dall’avvento di hotmc.com ad oggi.
E vi assicuro: niente da dire sul mega sbatti di Blumi e del suo staff, o degli altri addetti ai lavori. Però è un dato di fatto che va così, come è ufficiale che dietro a “nomuncoli” di irrilevante peso ci sono veterani con il serio problema della C.S.P. E quindi altamente irritati dal resto del mondo.

Il concetto di “moderazione” di un forum, è quello su cui sono nate le prime discussioni: i moderatori dalla loro parte, sostengono di non voler impedire alla gente di dire quello che pensa, a prescindere che venga detto con educazione o con maleducazione, conoscenza o mancanza di preparazione.
Fermo restando che spesso questi lavori (gestire portali e siti di comunicazione – informazione) non pagano per anni e anni, mi sforzo di capire tutte le motivazioni dietro al fatto di tollerare queste tendenze, resta il fatto che i giornalisti, i redattori, i collaboratori impegnati sul progetto, sono in questi casi delle teste hip hop e quindi la domanda spontanea non può che essere:”che ca**o fate?”.
Quando un post contiene volgarità sulle donne, volgarità spesso inammissibili, voi moderatrici dovreste avere l’impulso di fare qualcosa, non dico in difesa del singolo soggetto attaccato, ma in quanto le volgarità verso una donna riguardano anche voi, soggetti femminili nel gioco (o forse mi sbaglio e scrivo quello che io farei come testa hip hop donna consapevole del fatto che il problema non riguarda la singola, ma è esteso al mondo del rap – hip hop vissuto dalle female heads).

Vedo invece che vi viene in mente di prendere una posizione SOLO quando si parla di vostre amiche e conoscenti. Questo NON è edificante, specialmente (ma non solo) in riferimento alle Zulu Queen tra voi. Complimenti: un segno di serietà e universalità degno di nota!

D’altro canto fa tutto comodo: sia che si indicizzino infamate su persone per voi scomode (ormai è palese), che i click conseguenti.
Vorrei specificare ulteriormente che non è un attacco personale, ma una considerazione che faccio come artista donna e che svilupperò da questo punto di vista “un po’ più rosa” in un articolo dedicato.

Riguardo il fatto che si indicizzino nei motori di ricerca le “porcate” contenute in questi spazi, i pensieri dovrebbero cominciare a venirvi, quando focalizzate che per i media fuori settore (non che media hip hop ce ne siano, ma preciso che parlo di media che trattano critica musicale e dintorni con respiro più globale), quello che è viene preso in considerazione per scrivere ARTICOLI sull’hip hop, su artisti hip hop-rap, RECENSIONI, o per la creazione di documentari, sono proprio queste “caverne virtuali”.
Gli stessi addetti ai lavori, considerano le visite su Youtube oppure i click sui player, o ancora i fans nelle pagine di Facebook, come un dato statistico importante per valutare la situazione del soggetto “sotto tiro”.

Ora se possibile vorrei fornire uno scorcio anche sull’utenza.
Purtroppo nella maggior parte dei casi, questi luoghi diventano spazi in cui gente che non ha una vita sociale, acquisisce un’identità.
Anche se questa identità è fittizia, è comunque migliore della loro loro vita di ogni giorno.
Questa forma di identificazione è tipica dell’hip hop, solo che normalmente avviene come impegno nello studio delle discipline e quindi approfondimento dell’ interesse con conseguente crescita personale (leggi: crescita ed edificazione della Persona attraverso l’applicazione nella disciplina).
In questo caso, cioè riferendoci all’utente medio di questi spazi, la questione rientra in tutto un altro contesto, e visto che si tratta di un contesto medico, non sta certo a me tracciarne il profilo.

Un esempio pratico di applicazione del concetto di visite e fruizione in termini di considerazione:
Il post sul beef tra Fede e Entics in hotmc, aveva totalizzato 460 mila visite in 2 giorni, 387 risposte…

Questi sono i dati che contano, molto meno quello che è stato detto dentro il post, poiché la politica marketing adottata è “l’importante è che ne parlino”.
Concludo questa serie di articoli sul tema “comprare visite e click”, sperando di aver fornito degli spunti per ragionare e maturare delle idee obiettive.

Proprio per i motivi esaminati, il fattore visite e click, ha negativamente influenzato l’hip hop on line e off line, fornendo credibilità a un dato statistico, malleabile come il pongo…Equivoco, e criticabile da numerosi punti di vista.

 

Ci sono realtà come Moodmagazine (magazine hip hop in versione PDF E stampata), che proprio per scelta etica, anche rinunciando ai “benefici” del caso, non hanno mai preso parte a questa strage di buon senso. Diamo a Cesare ciò che è di Cesare. Moodmagazine offre degli spazi promozionali adeguati alle esigenze di un hip hop head e senza dubbio ha l’esperienza e lo strato di conoscenza del settore necessari per porsi come importante punto di riferimento on line.
Ci sono realtà come Hano.it (portale hip hop) che sono sempre state degli anticipatori da un punto di vista di scelte tecniche e logistiche (free download, video interviste e tutto il resto), che hanno saputo assecondare le esigenze della loro giovane utenza che cercava una valvola di sfogo in un forum libero (per cui comunque non sono escluse le critiche costruttive esposte nelle righe precedenti), che nel momento in cui è stato necessario, anche creando del conflitto con l’utenza, hanno cambiato direzione chiudendo il forum e trasformandosi in un portale di contenuti, distinguendosi quindi per la capacità di razionalizzare le loro scelte, guardando verso il futuro.
Hey! Hotmc.com resta il più longevo tra i portali hip hop del nostro paese, oltre al forum ci sono anche contenuti quali recensioni, interviste e articoli a volte molto interessanti: il focus era sulle modalità del forum perchè – lo sappiamo tutti – quello che tira purtroppo non è il contenuto ma lo spazio “terra di nessuno”. Personalmente rispetto il loro lavoro di ricerca e pubblicazione, che rimane un lavoro importante per tutta la comunità hip hop on line.

NOTA: per evitare inutili dissensi, specifico che questo articolo non tratta di portali hip hop in termini di qualificazione o lista presunta. Ho citato tre realtà che a mio avviso sono 3 punti di riferimento diversi per le loro caratteristiche e non escludo che possano esistere altri punti di riferimento. Per onestà intellettuale, parlo di chi c’è da prima e di chi è resistito in questi anni di follia generale, ricordando a tutti che oltre all’impegno della gestione di questi spazi, oggi i vari staff fanno dei lavori mastodontici, considerando la quantità di produzioni hip hop di cui ricevono segnalazione rispetto a 10-15 anni fa.

 

Integrazione a 05.06.2012
Specifico che non ho mai escluso che esistano risultati spontanei consistenti. Questa serie di articoli ha preso forma alla fine del 2011, anno in cui spesso ci sono stati contesti di conflitto con realtà pseudo indipendenti, che ostentavano i loro risultati “spontanei”, dando del fallito a chi è fuori dal meccanismo in questione, che ripeto non è fatto solo di “compravendita” dei click ma anche di un entourage di persone che lavorano per creare hype e motivare l’utenza. Se si limitassero a questo, non ci sarebbero discussioni.
Questo articolo chiude una triade di esposizioni tecniche sul tema web marketing / marketing non convenzionale VS etica hip hop.
Vorrei fare presente che la Comunicazione e il Marketing sono frutto del mio fatturato da numerosi anni, investo ore e ore del mio tempo per approfondimenti e investo costantemente denaro / tempo e attrezzatura per crescere professionalmente. Non solo parlo con nozione di causa, ma soprattutto non si tratta di un dente avvelenato, bensì di un’ impellente necessità di mettere le carte in tavola una volta per tutte: niente contro la promozione, spada tratta contro i “metodini”.

L’8 maggio 2011, in occasione del FLAVA OF THE YEAR edizione XV, al Link di Bologna è stata indetta una tavola rotonda per discutere il tema “I media e l’Hip Hop”. Dove eravate? Molti esponenti hanno declinato l’invito, chi perchè non c’era un rimborso (e mi sforzo di capire), chi perchè aveva altro da fare, chi perchè lo reputava inutile visto che sosteneva che le cose non sarebbero mai cambiate. Ho insistito come un martello, fornendo periodicamente opinioni e dove necessario creano conflitto pur di ottenere un confronto, attraverso post e note sui miei socials, mettendo insieme idee maturate tramite indagini IT approfondite. Indagini che restano frutto di mia ricerca e  in buona parte per ora private. Il punto di partenza di questa triade di articoli, è stato:”Se non ne parliamo apertamente, faranno sempre finta di niente e sarà reputato normale adeguarsi a questo tipo di situazione, cioè comprarsi la notorietà sul web“.

Vorrei inoltre citare una parte della nota di Giuann Shadai pubblicata il 6 gennaio 2011 nel suo facebook, quando la questione era molto calda. E vi invito a leggere la nota e tenere conto dei commenti in essa.

Ho lavorato per 12 anni in una radio commerciale ( assunto a tempo indeterminato ), il mio album Robots era distribuito da Universal Music…

Io personalmente sono contento il rap sia in classifica e spero le cose vadano anche meglio di come gia’ vanno, non ho nulla di personale contro nessuno, anzi ritengo Fibra un figo come persona… l’unico mio problema sta nel prendere gratuitamente del “fallito” (non solo io ma tutti gli artisti indipendenti che non vanno in classifica) quando la realta’ delle cose e’ tuttaltra.( vedi articolo di Fibra uscito di recente sulla scena italiana ).

Se dobbiamo essere uniti ci vuole un po di onesta’ intellettuale… lo faccio per dire la mia, e’ giusto in democrazia che anche la controparte si esprima, e se sono l’unico dei miei “colleghi” indipendenti a farlo allora vuol dire che tutti sono bravi e buoni TRANNE MEEEEEEE, TRANNE MEEEEE, TRANNE MEEE, TRANNE MEEEEEE….

In fine ma non ultimo, vorrei dedicarvi questo pezzo, che mi sembra il pezzo migliore e più appropriato per rispondere a chi mi suggerisce, tra le righe e non, sempre con quell’acidità di stomaco tipica di quelli a cui per sbaglio gli hai rotto le uova nel paniere, di non pensarci troppo a ‘ste cose di fare buona musica hip hop: buona musica hip hop rap a voi cari amici e amiche :) World is Yours!

 

  1. Beatrice says:

    Bell’articolo e anche molto chiaro sono completamente d’accordo con te sul fatto che non è giusto demonizzare la promozione e che si tratta solo di capire quando comprare dei click diventa osceno. Per fortuna qualcuno che sa dire le cose :)

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